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venerdì 24 agosto 2012

UNA SENTENZA DICE CHE LO STATO PUO' NON PAGARE IL PROPRIO DEBITO


La storia è la seguente: nel 1936, Grecia, Ioannis Metaxas si rifiutò di pagare il debito alla banca belga Société Commerciale de Belgique.

ITALIA: CHI CI HA PORTATI IN QUESTA SITUAZIONE E COSA BISOGNEREBBE FARE?


l’Italia non solo dovrebbe organizzarsi con largo anticipo per uscire quanto prima dall’euro ma non doveva nemmeno entrarci a suo tempo, quando la propaganda di regime guidata dalla pseudo sinistra italiana troncò sul nascere qualsiasi timido tentativo di dibattito sui motivi e le ragioni per aderire o meno ad un’unione monetaria così strampalata e sconclusionata, la cui architettura era stata progettata per creare le disparità, le diseguaglianze, le ingiustizie a cui stiamo assistendo in questi giorni. La speranza è che siamo ancora in tempo per uscirne, perché la nostra situazione economica, la bilancia commerciale con l’estero certifica ancora oggi un equilibrio quasi miracoloso degli scambi con il resto del mondo che non obbligherebbe l’Italia ai salti mortali, alle lacrime e sangue, ai sacrifici inenarrabili, alle svalutazioni incontrollabili, alla inflazione galoppante di cui sproloquiano i catastrofisti dell’ultima ora. Certo bisogna mettere in conto un certo periodo di instabilità e ricostruzione sociale ed economica (non ultima la ristrutturazione del debito pubblico quantomeno con le controparti estere, che ammonta oggi a circa il 30% del totale), ma i vantaggi di un’uscita dall’euro dell’Italia sono incommensurabilmente maggiori rispetto alle agghiaccianti prospettive di cui abbiamo parlato sopra. Sintomi di risveglio dall’angoscioso sortilegio europeista ce ne sono per fortuna da tutte le parti: la Lega Nord ha annunciato che sosterrà la linea dell’uscita incondizionata dell’Italia dall’euro, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo mantiene un atteggiamento ondivago ma sembra essere ogni giorno che passa sempre più critico nei confronti del progetto totalitario dell’euro, i cittadini tedeschi potrebbero finalmente ribellarsi loro stessi per primi a causa dei nuovi sacrifici richiesti dalla classe dirigente europeista che per evidenti interessi di casta e corporazione li obbliga a rimanere ancora nell’euro, la Grecia avrà bisogno di continui piani di salvataggio per evitare il default creando tensioni sia fra i residenti che fra i cittadini europei costretti con la forza a finanziare i fondi salvastati, la Francia è entrata tecnicamente in stagnazione e potrebbe essere presumibilmente il prossimo paese a cadere con tutte le conseguenze che ciò comporta. Insomma se la lunga estate calda sembra trascorrere tranquilla senza eccessivi colpi di scena, l’autunno potrebbe essere più turbolento del previsto e avvicinare il raggiungimento del punto di rottura e il momento della resa dei conti fra la democrazia dei popoli e la dittatura della finanza. E’ una speranza, lo so, e come tutte le speranze potrebbe presto rivelarsi un’illusione. O NO?!    
SVEGLIA!!! O SARA' TARDI

Quando l’Italia si deciderà ad uscire dall’euro?


E’ davvero difficile rispondere a questa domanda perché visto che l’attuale classe dirigente è la stessa che ci ha incastrati in questa gabbia sovranazionale e fascista dell’eurozona, sarà quasi impossibile prevedere che i medesimi farabutti di ogni fazione politica, testata giornalistica, università finanziata con i soldi dei banchieri si

giovedì 23 agosto 2012

Che rating hanno le agenzie di rating?



Oltre al temibile monosillabo anglosassone spread, un altra terminologia economico – finanziaria sta diventando di pubblico dominio: rating, cioè valutazione. Tale valutazione, come ben sappiamo, è affidata alle agenzie di rating, Moody’s, Standard&Poor’s, e così via. Ma cosa sono effettivamente queste agenzie? O meglio, da chi sono composte? Cercando in rete ho trovato notizie interessanti e spaventose in merito: il primo azionista di Moody’s, con una quota maggioritaria del capitale, risulta Warren Buffet, con il suo fondo Berkshire Hathaway. Successivamente, compaiono in ordine Capital World Investment (con il

DEBITO ITALIANO E' UN CASO A PARTE ( OVVIAMENTE )


La dinamica di formazione del debito pubblico in Italia è molto diversa da quella degli altri paesi PIIGS, perché per nostra fortuna prima della crisi del 2008 noi non abbiamo accumulato molto debito privato e tranne la concessione di garanzie statali sulle emissioni obbligazionarie e i prestiti alle aziende, il governo italiano non ha dovuto provvedere al

LE BANCHE GUADAGNANO E I CITTADINI PAGANO


Il temutissimo debito pubblico, con cui ci frantumano le …..ogni giorno gli organi della propaganda di regime gli schiavi delle banche e chi più ne ha più ne metta, non è la

I PIIGS (PORTOGALLO.ITALIA,IRLANDA,GRACIA E SPAGNA) SONO DAVVERO SPENDACCIONI?


Il fatto che con il tempo si sarebbe creata una simile spaccatura all’interno del continente era facilmente preventivabile fin dall’inizio dell’introduzione di una moneta unica in Europa, che annullando i meccanismi di compensazione dei tassi di cambio flessibili che si attivavano automaticamente in presenza di shock asimmetrici fra i vari paesi in surplus e in deficit di partite correnti con l’estero, ha amplificato all’interno dell’eurozona gli squilibri macroeconomici che da temporanei sono adesso diventati permanenti. La

IL DEBITO PUBBLICO EUROPEO



Le insidie del debito privato. Quando un debito si forma fra due entità private, c’è il rischio di farsi male e possono avere gravi danni sia i debitori (quando insolventi) sia i creditori (quando sofferenti, perché incapaci di riscuotere i loro crediti). Questa in breve sintesi è la storia dell'Europa moderna, un continente prima prospero e sviluppato che è stato schiantato e precipitato nella depressione più assoluta da un covo criminale di infingardi e truffatori, che con il pretesto di unificare i popoli e mettere al bando il debito pubblico ha incoraggiato la circolazione dei capitali privati transfrontalieri come unica fonte di trasferimento di risorse da un paese in surplus di capitali ad un paese in deficit. Siccome la libera movimentazione dei capitali privati avviene solo attraverso il meccanismo di accumulo indiscriminato, incontrollato, sregolato di crediti e debiti nel settore privato, questo alla lunga ha portato alla formazione di due grandi schieramenti opposti e l'un contro l'altro armati: i paesi creditori sofferenti (Germania, Olanda, Finlandia, Austria) e i paesi debitori insolventi (gli stati PIIGS Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna della periferia).


DEBITO PUBBLICO: NEMICO O ALLEATO?

Il debito pubblico, nemico o alleato del popolo?. La scelta irresponsabile di dichiarare il debito pubblico come male assoluto del mondo ha aperto come abbiamo detto un problema più grande che è la dipendenza cronica dal debito privato come unica fonte di sostegno dell’economia di un certo paese. Quando lo Stato ancora unico detentore della sua moneta emette dei titoli di debito da collocare presso gli acquirenti privati per coprire i suoi deficit di bilancio, non fa altro che distribuire ricchezza finanziaria netta al settore privato, limitare il ricorso al debito privato per finanziare le spese e i consumi